Rassegna 27 marzo – 2 aprile 2023

SULLA CITTÀ PERDUTA – “«Nonostante sapessi fin dall’inizio che l’avrei persa, questa città ancora oggi mi perseguita ovunque vada, con la sua storia e il suo passato (…) Ma Damasco non è solo la mia città o la città dei siriani. È la nostra città che ci nega di vivere dove siamo nati, che ci costringe a rinnegare le nostre origini ma alla quale inevitabilmente apparteniamo»”.

Il poeta siriano Nouri al-Jarrah nell’intervista a Marta Serafini intitolata “Damasco nostra Itaca nella Siria che brucia”, uscita su La Lettura del Corriere il 2 aprile 2023

SUL MISTERO – “Però attenzione, questo non è soltanto un gioco: chi è stato non è poi così importante quanto perché e attraverso cosa ci siamo arrivati. Lo diceva il commissario De Vincenzi nei bellissimi romanzi di Augusto De Angelis, negli anni Trenta: il mistero che ci interessa, che ci appassiona oltre al colpevole, è sempre quello del cuore umano“.

dall’articolo di Carlo Lucarelli intitolato “E a pagina 105 ho detto: brava!” sul libro “L’assassino è tra le righe” di Janice Hallett (Einaudi). L’articolo è uscito su La Lettura del Corriere il 2 aprile 2023

SULLE SFIDE DI OGGI – “«Per affrontare le sfide del nostro tempo dobbiamo esplorare modalità diverse da quelle della narrativa mainstream e realista. Dobbiamo sperimentare forme come l’epica, il mito, l’opera; dobbiamo creare collaborazioni tra scrittori e attori, pittori, musicisti. Bisogna ampliare il coro di voci»”.

Amitav Gosh nella conversazione con gli attivisti green pubblicata su Robinson di Repubblica l’1 aprile 2023 col titolo “Ragazzi, lottate per il futuro. Ora”, a cura di Sara Scarafia

SULLA FEROCIA – “«L’uomo è un essere delizioso: il re degli animali. Dicono che sia ottuso e feroce, è un’esagerazione. È feroce solo con chi non può difendersi»”.

Georges Courteline citato da Giuseppe Scaraffia nell’articolo “Da impiegato inventò lo stupidometro e lasciò la scrivania per il tavolino da caffè”, pubblicato su Tuttolibri dell’1 aprile 2023

SULL’HORROR – “Il repertorio dello spavento non è infinito, anche se oggi viene da pensare che la geografia dell’orrore muti anche in base al cambiamento climatico, e gli oceani devastati dalla plastica, gli incendi e le miniere dove si esaurisce la terra soppiantano gli ambienti domestici, così come a un certo punto i relitti delle fabbriche hanno sostituito quelli delle cattedrali nei racconti di paura perché il fantasma del lavoro ha iniziato a gemere di più di quello di Dio” (…) “nelle storie di James spesso sono i libri e i documenti d’archivio le bombe inesplose che attivano le paranoie”.

dall’articolo di Claudia Durastanti su “Monito ai curiosi” di M.R. James (Racconti edizioni). L’articolo è intitolato “Quando compri una casa abitata da fantasmi di notte i cadaveri ti fanno compagnia” ed è uscito su Tuttolibri dell’1 aprile 2023

SU POESIA E ROMANZI – “Scrivere poesie spesso è come scrivere un romanzo molto breve. C’è un inizio, una parte centrale e un finale, solo che tutto si riduce a poche frasi. Quindi, essere una poetessa mi permette di scrivere romanzi contando solo sulle frasi più necessarie. Essere una romanziera, invece, mi consente di avvicinarmi a una storia scavando in profondità lungo le radici, andando oltre i limiti imposti dalla sintesi poetica. È come essere contemporaneamente albero e foglia” (…) “Per quanto mi riguarda, più che una ricercatrice sono un’inseguitrice: cerco di stare dietro alla mia bussola interiore. Non faccio schemi. Non faccio programmi. Scrivo a penna e mi siedo al computer solo quando è il momento di trasformare la storia in un file” (…) “Voglio che ogni mio libro sia un sasso gettato in acqua. Posso solo sperare che le increspature causate da ogni mia storia possano essere abbastanza ampie da arrivare lontano, lasciando qualcosa di bello e di significativo in chi le incontra”.

dall’intervista alla scrittrice statunitense Tiffany McDaniel realizzata da Giulio D’Antona, pubblicata su Tuttolibri dell’1 aprile 2023

SULLA VITA PER ISCRITTO – “«Io vivo per iscritto», esordisce Meacci. Dichiarando subito la più diffusa patologia di uno scrittore (…) Insomma la letteratura, almeno secondo Meacci (e come non essere d’accordo con lui) sta in quel fermare la divagazione in una digressione, nel dare spazio alle lucciole facendole diventare un sistema”.

dall’articolo di Elena Stancanelli su “Acchiappafantasmi” di Giordano Meacci (minimum fax). L’articolo è intitolato “Quando sai vivere solo per iscritto sistemi su un foglio anche le lucciole” ed è uscito su Tuttolibri dell’1 aprile 2023

Rassegna 20-26 marzo 2023

SUL RIGORE E TARANTINO – “I suoi appunti denotano che su quei registi, su quegli attori e sui film di cui parla ha raccolto tonnellate di appunti. Sono considerazioni personali, ma anche citazioni di libri e di interviste: una documentazione che fa trasparire una passione che si coniuga con un rigore scientifico, senza che un aspetto prevalga sull’altro (…) non è semplice erudizione, caccia al particolare, ricerca del dettaglio. Le sue considerazioni sono calate nella realtà del periodo, non prescindono dalla storia”.

dall’articolo di Steve Della Casa “Tarantino. Bambi mi traumatizzava, l’ispettore Callaghan mi rassicurava”, pubblicato su Tuttolibri de La Stampa del 25 marzo 2023

SUL LETTORE – “«L’immaginario si colloca tra il libro e la lampada» scrive Piglia citando Foucault che a sua volta parlava di Flaubert, il che è come dire che l’immaginario è il lettore (…). Il vero lettore è sempre un’invenzione. Prendiamo la scena di Amleto in cui il principe di Danimarca entra a corte leggendo un libro ignorando i presenti (…) che finga o legga davvero non fa in fondo nessuna differenza; una persona che si immerga in un libro mentre è in società ci apparirà comunque separata dal reale, un assente, un fantasma quasi. (…) Esistono lettori di ogni sorta che hanno però in comune il porsi al limite di qualcosa, che sia il consesso sociale o la realtà o la vita. È per questo che spesso i lettori rasentano la follia come Don Chisciotte o finiscono male come Emma Bovary o finiscono male dopo aver rasentato la follia come Amleto”.

dall’articolo di Tommaso Pincio intitolato “Come Don Chisciotte e Che Guevara: “domani nella battaglia” porta un libro, su “L’ultimo lettore” di Ricardo Piglia. L’articolo è uscito su Tuttolibri de La Stampa del 25 marzo 2023

SULLA CREAZIONE E LA DISTRUZIONE – “Non sono parole di Sigmund Freud? Noi tutti abbiamo dentro una parte creativa, ed una demolitiva, che di fatto collabora con ciò che più temiamo e detestiamo, la Morte (…) le Scritture alla fine cosa sono se non un’arcaica forma di scienza per contenere la morsa del male?”

dall’articolo di Stefano Massini “Gli scienziati dell’atomica avevano un obiettivo: migliorarla, perché uccidesse di più”, pubblicato su Tuttolibri de La Stampa del 25 marzo 2023

SULLE SCRITTURE – “D’altra parte la scrittura traccia un solco, da destra a sinistra per alcuni popoli, da sinistra a destra per altri, poi si torna a capo, ma non così per le strutture bustrofediche che procedono ad aratro, iniziano da sinistra a destra, arrivano a destra, procedono per la linea inferiore da destra a sinistra, e così via…Scrivere è tracciare percorsi nello spazio”

dalla prefazione di Umberto Eco a “Hugo Pratt, Sant-Exupéry. L’ultimo volo” del 1995. Il testo, contenuto anche nella “Trilogia del cielo” di Hugo Pratt (Rizzoli), è pubblicato su Tuttolibri de La Stampa del 25 marzo 2023

SUL DUBBIO E SULLA LETTERATURA – “«Un saggio fa luce su un problema, identificandolo, isolandolo e facendolo immediatamente risaltare. Il romanzo invece è come l’acqua, s’infiltra dappertutto, sfugge, scorre negli interstizi. Il romanzo è la vita con le sue contraddizioni e le sue incertezze, è un universo dominato dalle tonalità del grigio invece che dall’opposizione netta tra bianco e nero. Anche per questo, tra Madame Bovary e Anna Karenina, non ho dubbi, scelgo il romanzo di Tolstoj». Perché? «Perché Tolstoj è lo scrittore del dubbio. I suoi personaggi non sono mai portatori di certezze. Flaubert invece pensa continuamente di aver ragione, procede per certezze successive, sul piano sociologico e antropologico. Se con Flaubert si ha l’impressione di capire grazie a analisi e descrizioni complesse, con Tolstoj si ha l’impressione di vivere la complessità della vita»(…) Che altro può fare la letteratura? «Ci aiuta a resistere. Come ha fatto Solženicyn che attraverso la lettura ha resistito al gulag e al cancro. Oppure Jean Paul Kaufmann che resistette ai tre anni del suo sequestro a Beirut rileggendo di continuo l’unico volume di Guerra e pace che aveva con sé. Ma anche Gramsci che legge e scrive nelle prigioni di Mussolini, Daj Sije che legge Balzac nei campi di rieducazione cinesi o Primo Levi che recita Dante ad Auschwitz. La letteratura ci aiuta a sopravvivere al male del mondo, grazie alla sua natura profonda che è quella del dubbio, dell’ambiguità, dell’incertezza. La letteratura ci dà la forza di resistere».

dall’intervista a Daniel Pennac di Fabio Gambaro, pubblicata su Robinson di Repubblica il 25 marzo 2023

SU AMPARO DÁVILA – “Questa straordinaria cuentista e poetessa messicana si è sbarazzata con naturalezza dei residui più logori del realismo magico per difendere l’oscurità e tradurla in prose fulminanti, tra il nero e il fantastico, che somigliano a piccoli incendi casalinghi e clandestini, a fuochi che ardono nelle parti più polverose delle case di famiglia. Immaginate una Shirley Jackson vissuta in case del sud dove il sole acceca, i cortili sono visitati da presenze stabili e le donne conoscono le storie le une delle altre anche quando non si rivolgono la parola: c’è una contiguità tra le due scrittrici che non riguarda tanto il genere e i codici quanto un modo di muoversi nel buio per scovare l’orrore domestico senza intenzione di addomesticarlo”.

dall’articolo di Nadia Terranova intitolato “Vieni c’è una casa nel bosco”, pubblicato su Robinson di Repubblica il 25 marzo 2023

Rassegna 13-19 marzo 2023

SUL CONSUMO DI CARNE – “Nella maggior parte delle culture antiche consumare carne che non fosse destinata a un sacrificio era proibito. Per mangiare un animale era innanzitutto necessario sacrificarlo, prima; il gesto mondava l’assassino dal peccato di togliere la vita a un’altra creatura (…) Montaigne, una grande mente in tutti i sensi, uomo più che in anticipo sui suoi tempi, riteneva che considerarsi al di sopra del resto del creato denotasse una povertà di immaginazione e che ciò derivasse da un intelletto limitato”.

dal brano “Le maschere degli animali” della scrittrice e poetessa polacca Premio Nobel Olga Tokarczuk, tratto dal nuovo numero di Freeman’s (Edizioni Black Coffee), pubblicato su Tuttolibri di La Stampa del 18 marzo 2023

SULLA LINGUA MADRE – “La lingua di Rose, ci racconta McEwan, fu per lui la lingua dell’intimità ma anche del disagio, quella da “sanificare” attraverso la frequentazione dei giganti della letteratura, quella da cui sistematicamente allontanarsi: la lingua madre che «per gran parte della vita, mi sono sforzato di disimparare. Quando cominciai a scrivere seriamente, nel 1970, è probabile che mi sia lasciato alle spalle tutti o quasi tutti i modi di dire di mia madre, ma conservavo il suo atteggiamento, la sua circospezione, l’insicurezza. Molti scrittori permettono alle loro frasi di srotolarsi empiricamente sulla pagina per scoprirne la natura, l’intento, la vocazione. Io me ne stavo seduto senza la penna in mano, formulandomi in testa una frase, spesso perdendone di vista l’inizio prima di essere arrivato alla fine, e soltanto quando la reputavo sicura e compiuta la mettevo sulla carta…».

dall’articolo di Susanna Basso “Tradurre la lingua madre di Ian McEwan”, pubblicato su Finzioni il 18 marzo 2023

SU CRISTINA CAMPO – “Nel pensiero di Cristina Campo, vale la pena ricordare, «poesia» e «fiaba» sono praticamente sinonimi, e anche in quest’ultima le parole non si limitano a designare i fatti e le cose, ma si organizzano in una «disposizione quasi liturgica». Identica, per l’umanità di oggi, è la posta in gioco della poesia e della fiaba: il bene «perduto e dimenticato», nascosto in fondo ai «più orridi labirinti». (…) I simboli della poesia e della fiaba sono come dei ponti: capaci di condurre chi sappia meditarli dalla prigione della necessità al riconoscimento del proprio destino, che è la più grande libertà a cui si possa aspirare. (…) Leggere davvero il mondo significa imparare a muoversi tra i suoi vari livelli di significato, come se procedessimo scostando dei veli, in direzione di quella verità che scopriremo essere nient’altro che il punto da cui siamo partiti”.

dall’articolo di Emanuele Trevi “È tempo di leggere le fiabe”, pubblicato su La Lettura del Corriere del 18 marzo 2023

SULLA LETTERATURAI manoscritti dei morti viventi (…) induce a riflettere sulla necessità di mantenere, nonostante la fortuna o la sfortuna, una solitaria, innocente e spietata caccia personale nei confronti di quell’accecante balena bianca che agli occhi di ogni scrittore, e di ogni editor, dev’essere la letteratura.

dall’articolo di Orazio Labbate intitolato “Dall’aldiquà o dall’aldilà, basta che si legga” pubblicato su La Lettura del Corriere del 18 marzo 2023

Rassegna 6-12 marzo 2023

SUL BOSCO – “il bosco può essere un momento ineludibile per tornare alla vita. Ciascuno di noi ha bisogno di nascondersi, a volte. Ciascuno ha il diritto di non esserci, almeno per un po’ (…). «Andate nel bosco, andate. Se non andate nel bosco, nulla mai accadrà, e la vostra vita non avrà mai inizio», scriveva Clarissa Pinkola Estés in Donne che corrono coi lupi, un libro che è divenuto un classico e che interpreta le fiabe tradizionali alla luce della psicoanalisi junghiana”.

dall’articolo di Viola Ardone intitolato “La maestra Silvia oggi a scuola non c’è, ha bisogno del bosco per tornare alla vita”, sul libro “Tornare dal bosco” di Maddalena Vaglio Tanet. L’articolo è uscito su Tuttolibri dell’11 marzo 2023

SULLA METAMORFOSI DEI ROMANZI – “I romanzi sono metamorfosi. Non smettono di trasformarsi durante la stesura. Non smettono di riconfigurarsi nella molteplicità delle letture, delle traduzioni, degli adattamenti, i loro riflessi cambiano nel variare della luce. Mutano nel tempo, alla stregua di una materia vivente. Per questo è abbastanza difficile seguirne l’andamento e numerose volte mi sono trovata davanti a una frase, un brano, un libro che avevo scritto e mi sono sforzata di ricordare quello che era accaduto prima, prima di quella frase, di quel brano, di quel libro da cui derivavano”.

dal brano di Maylis de Kerangal intitolato “Ripenso ai soldati visti sulla Transiberiana e mi chiedo cosa Putin abbia fatto di loro”, pubblicato su Tuttolibri dell’11 marzo 2023

SULLE NASCITE E LA SCRITTURA– “William Carlos Williams (…) nel corso della sua professione ha fatto nascere più di duemila bambini (…) è pressoché impossibile non immaginare che ci sia un nesso tra le due cose, e che non si possa individuare un’azione comune che possa descrivere tanto la sua scrittura quanto la sua facoltà di curare gli altri. Una specie di movimento che tiene tutto insieme: entrare dentro, per tirare fuori”.

dall’articolo di Claudia Durastanti intitolato “Da medico fece nascere duemila bambini, da poeta tanti discepoli solitari (e Ginsberg), pubblicato su Tuttolibri dell’11 marzo 2023

SUGLI ARTISTI MINORI – “ricordo che una volta, mentre visitavamo una mostra di antichi pittori di valore ma non primissime figure, mi disse circa: «Ecco, potessimo anche noi restare nel tempo come questi minori…». Ed era la modestia di un talento in poesia che fortunatamente continua a parlarci”.

dall’articolo di Maurizio Cucchi intitolato “Dario Bellezza. L’età dell’innocenza”, pubblicato su Robinson di Repubblica l’11 marzo 2023

SUI MAESTRI – “«Ho ammirato Zola, ma Flaubert è stato fondamentale. A lui devo tantissimo: Madame Bovary e L’educazione sentimentale, con altre opere minori, mi hanno accompagnato nella mia vita di scrittore, facendomi capire che il genio, se non è innato, si può costruire con la determinazione e la fatica (…) I veri maestri di uno scrittore sono i libri che ha letto»”.

dall’intervista a Mario Vargas Llosa realizzata da Nuccio Ordine e pubblicata su La Lettura del Corriere il 12 marzo 2023

Rassegna 27 febbraio-5 marzo 2023

SULLE SCELTE – “Non era un eroe previsto. Ma quando ebbe da rispondere proprio a Levi, che gli spiegava il rischio che avrebbe corso a intrattenersi con lui attraverso il filo spinato che delimitava il lager di Auschwitz, disse così: «Non me ne importa niente». (…) È un libro sul potere della scelta. Lorenzo Perrone fece la sua, quella che nessuno si sarebbe aspettato da lui. (…) «La scrittura, in certi punti, quasi fonde le due persone. La mano che scrive è quella di Lorenzo, ma parla per Primo. È un impasto umano, di cui lui fa da conduttore». (…) «Voglio credere e sono convinto del fatto che la nostra capacità di determinarci sia molto più forte del nostro patrimonio genetico e persino del contesto che forgia il nostro carattere. Lorenzo sembrava un predestinato a incattivirsi. Ma questo è il messaggio: la scelta ce l’hai sempre, indipendentemente da chi sei e dal contesto in cui ti trovi. Quella scintilla può nascere in chiunque, perché tutti ce l’abbiamo dentro»”.

dall’intervista di Niccolò Zancan a Carlo Greppi, autore del libro “Un uomo di poche parole” (Laterza). L’intervista si intitola “Se questo è l’uomo che salvò Primo Levi” ed è uscita su Tuttolibri de La Stampa il 4 marzo 2023

SUI RICORDI E SULLA LETTURA – “«I ricordi dell’infanzia non sono nostri: se nessuno ce li regala, non esistono. Per questo l’infanzia è una colossale menzogna, che raccontiamo prima di tutto a noi stessi». (…) la scoperta che leggere non è «far passare il tempo» ma al contrario «tempo che non passa, che si ferma».

dall’articolo di Margherita Oggero intitolato “China sulla Necchi Teresa cuce la sua infelicità” sul libro “La memoria del cielo” di Paola Mastrocola (Rizzoli). L’articolo è uscito su Tuttolibri de La Stampa il 4 marzo 2023

SU SCIENZA E FANTASIA – “Descrivere con ricchezza di particolari un paese, una civiltà, un governo immaginari è un procedimento antichissimo, da Platone a Voltaire, da Cyrano de Bergerac a Swift, fino ai moderni scrittori di fantascienza. Tuttavia questo libro è unico – a mia conoscenza – per la qualità della sintesi tra letteratura e conoscenze scientifiche. (…) Luce d’Eramo spesso diceva che quando scriveva la scena di un romanzo, una volta entrata in una situazione, lasciava liberi i personaggi di muoversi e si limitava a registrare le loro azioni e reazioni. Lei stessa in Io sono un’aliena dichiara: «a momenti, mentre scrivo, mi pare d’essere morta, intenta a guardare cose fuori dalla mia portata»”.

dalla prefazione di Giorgio Parisi al romanzo “Partiranno” di Luce d’Eramo (Feltrinelli). La prefazione è stata pubblicata su Tuttolibri de La Stampa il 4 marzo 2023

SULLA TERRA E LE STORIE – “il mito di emergenza del suo popolo dal ventre della terra attraverso un tronco cavo, come racconta in un’altra ampia, magnifica autobiografia, I nomi.(…) il passato della cultura nativa esiste nell’esperienza di questo luogo, e da cui discende ogni cosa, come dice lo stesso scrittore nel memori, «la terra è una casa di storie», «è giusto deporre le nostre parole sulla terra», «tutte le storie ritornano alla terra». E tra quelle che trasmettono il patrimonio identitario, vi è la storia del monolite Tsoai che conserva le radici di un albero, trasformato in roccia, su cui salirono sette sorelle per sfuggire all’inseguimento di un orso, divenute poi le stelle dell’Orsa Maggiore, stabilendo così un patto di alleanza tra terra e cielo. Di fronte a questo monolite il cui tronco è graffiato dagli artigli dell’orso, un anziano dette a Momaday il nome indiano Tsoaitalee, «Ragazzo dell’albero di roccia», nome rievocato nell’ultima pagina e con cui egli sembra firmare le pagine di Custode della terra“.

dall’articolo di Laura Coltelli sul libro “Custode della terra” di N. Scott Momaday (Edizioni Black Coffee). L’articolo è intitolato “Per i Kiowa la terra è una casa di storie da custodire con meraviglia” ed è uscito su Tuttolibri de La Stampa il 4 marzo 2023

SULL’ORIGINE DI FRANKENSTEIN – “Frankenstein o il moderno Prometeo di Mary Shelley, considerato il primo romanzo fantastico-horror della storia. Mary aveva 19 anni quando a Villa Diodati, sulle sponde del Lago di Ginevra, si inventò una storia di fantasmi per una sfida con Lord Byron, John William Polidori e Claire Clairmont. Era il 1816, l’anno senza estate: le eruzioni del vulcano Tambora, in Indonesia, immisero enormi quantità di cenere vulcanica negli strati superiori dell’atmosfera e il clima, come scrive Shelley, fu umido e inclemente. Perfetto per la mente geniale della giovane scrittrice che ideò un capolavoro. (…) Erano stati alcuni versi del Paradiso Perduto di John Milton a ispirare Shelley: «Ti ho chiesto io, creatore, dal fango/Di farmi uomo? Ti ho chiesto io/Di trarmi dal buio?»”.

dall’articolo di Sara Scarafia intitolato “Mary Shelley. La ragazza che inventò l’horror”, pubblicato su Robinson di Repubblica il 4 marzo 2023

SULL’INVENZIONE DELLA STAMPA – “Molto prima di Gutenberg, biblioteche e archivi si adoperavano per assemblare in ogni modo i laboriosi tentativi della mente umana di registrare le nostre esperienze. Dopo la comparsa della macchina da stampa quei tentativi si moltiplicarono a ritmo vertiginoso grazie all’invenzione che, per dirla con la storica Elizabeth Eisenstein, diede multiformità alle parole di Dio e maggiore uniformità alle sue opere”.

dall’articolo di Alberto Manguel intitolato “Giallo in biblioteca”, sul libro “Una storia d’acqua” di Edward Wilson Lee (Bollati Boringhieri). L’articolo è stato pubblicato su Robinson di Repubblica il 4 marzo 2023 (traduzione di Emilia Benghi)

SULLA LETTERATURA E I SOMMERSI – “Di fronte a crimini contro l’umanità come quelli raccontati, che senso ha scrivere «bene»? La realtà è che la letteratura non ha niente a che vedere con lo scrivere bene, e il capolavoro di Czapski, da questo punto di vista, è un insegnamento inestimabile. Czapski (…) Da vero scrittore, sa che la letteratura non è un’espressione elegante dell’esperienza, ma l’unico modo che possediamo di comprendere e valorizzare l’esistenza umana considerata dal punto di vista del singolo individuo”.

dall’articolo di Emanuele Trevi intitolato “È la letteratura la vera voce dei sommersi”, su “La terra inumana” di Jósef Czapski. L’articolo è stato pubblicato su La Lettura del Corriere il 5 marzo 2023

SUL PERTURBANTE – “L’autrice cita lo Stephen King di Cose preziose: «Tieni d’occhio tutto con attenzione, sei già stato qui, ma adesso le cose stanno per cambiare»; cita Jesse Ball di The Curfew: «Per la prima volta in molto tempo, William abbassò gli occhi e vide le proprie mani. Se avete avuto questa esperienza, sapete a che cosa mi riferisco»; cita, soprattutto, David Lynch: «Tutto quello che deve dire l’arte, continuamente e senza mai fermarsi, è una sola cosa: il mondo è un posto strano» (…) Sotto questo mondo meraviglioso, dove tutto è all’apparenza heimlich, cioè familiare, ci sono sempre formiche rosse – unheimlich – che se ne stanno per lo più nascoste, ma che un giorno potrebbero decidere di venir fuori. È a quelle rosse creature che la letteratura deve guardare”.

dall’articolo di Carmen Pellegrino “Le formiche della narrativa”, sul libro “Uccelli vivi” di Samanta Schweblin. L’articolo è stato pubblicato su La Lettura del Corriere il 5 marzo 2023

SU POESIA E ROMANZO – “«A volte un romanzo si svolge come un’unica lunga poesia. E una poesia può essere un romanzo molto condensato. Tuttavia ho l’impressione che la poesia sia sempre al principio di tutto. La poesia è il seminario del linguaggio. Una volta che hai superato quel seminario, puoi passare al romanzo. Un romanzo scritto da qualcuno che viene dalla poesia è sempre riconoscibile»”.

Il poeta e narratore Georgi Gospodinov citato da Simone Innocenti nell’articolo intitolato “I versi, cioè il seminario del romanzo” e pubblicato su La Lettura del Corriere il 5 marzo 2023

Rassegna 20-26 febbraio 2023

SULLA LETTERATURA – “«Secondo me, il dono più grande che ci ha fatto Shakespeare, soprattutto nell’Amleto, ma forse anche con la creazione di un personaggio come Falstaff, è l’invenzione del dubbio, del fatto di dubitare di sé stessi. E potremmo quasi dire che sia stata la nascita della coscienza moderna. Non esiste nessuno come Amleto nella letteratura mondiale, no? (…) È un essere umano moderno che pensa di fare una cosa e poi dubita di se stesso, e poi si arrabbia con se stesso per aver dubitato, o proietta la malinconia sulle sue esitazioni. Shakespeare ci ha regalato questo momento (…) C’è una bellissima conferenza che Vladimir Nabokov tenne ai suoi studenti della Cornell nel 1953. Sono studenti del primo anno e Nabokov dice loro: “Voi non sapete nulla di letteratura. Non siete ancora qualificati a parlare dei temi dei romanzi che state per leggere. Quello che voglio che facciate, quindi, è trovare tutti i dettagli. Nella vita tutto viene dai dettagli, che individuiamo, che condividiamo e che convalidano la nostra sensazione di essere anche noi dentro il romanzo. Questi dettagli devono essere amati, in qualche modo. E se lo scrittore li ama, penso che i lettori se ne accorgano. E li amano pure loro».”

dall’intervista a Ian McEwan realizzata da Alberto Manguel e pubblicata su Robinson di Repubblica il 25 febbraio 2023 (traduzione di Fabio Galimberti)

SULLA LETTURA – “«Leggere è una cosa che amo, è una cosa che serve a darmi la sensazione che valga la pena scrivere. E nell’intervallo fra un romanzo e l’altro a volte mi viene da pensare: come faccio a sopportare il peso di trovarmi ai piedi di un altro romanzo, con l’idea di dover passare i prossimi tre o quattro anni a scalare faticosamente la montagna? Allora tiro giù dalla libreria certi libri e li apro a caso (…) tirai giù dalla libreria un libro che riprendo spesso, Herzog di Saul Bellow (…) E qui c’è un momento bellissimo, tipicamente bellowiano, una digressione bellowiana, con Herzog che guarda nello specchio e si chiede che senso abbia tutto questo. E quello che pensa poi è un vero e proprio manifesto del romanzo. Si chiede com’è essere in un santuario, in una città, nelle condizioni della modernità, nei movimenti di massa e nella politica, con grandi idee che si gonfiano e si diffondono tra l’umanità “come i venti scavano le scogliere”, dice. L’impulso che sento è simile a questo. Sono parte di quel vento. E leggere quella pagina aveva risvegliato il mio entusiasmo per tutto il progetto, mentre me ne stavo seduto solo con i fantasmi».”

dall’intervista a Ian McEwan realizzata da Alberto Manguel e pubblicata su Robinson di Repubblica il 25 febbraio 2023 (traduzione di Fabio Galimberti)

SULLA SCRITTURA – “Credo di aver scritto sempre i libri in questo modo, che è un’esplorazione eccitante e una specie di viaggio nella foresta, alla scoperta di quello che cerchi senza sapere di cercarlo, o di quello che trovi senza sapere che lo stavi cercando. Devi avere una grande fiducia in quello che fai, perché se scrivi libri in questo modo, non sai davvero se si infileranno in un vicolo cieco, se cadranno in un burrone non segnalato, o se approderanno a un orizzonte libero e mozzafiato”.

dall’articolo di Francesco Piccolo “Che bella confusione per Claudia Cardinale “contesa” dai rivali Visconti e Fellini, pubblicato su Tuttolibri de La Stampa il 25 febbraio 2023

SULLA SCRITTURA/2 – “«Scrivere per me è capire qualcosa di me che ancora non so, per farlo spesso tocca sfondare una parete, scavare dove fa più male (…). Ricordo bene l’euforia dei primi giorni, prendersi il gusto di inventare o, il che è lo stesso, allontanarsi per vedere meglio»”.

dall’intervista a Mauro Covacich realizzata da Mary B. Tolusso e pubblicata su Tuttolibri de La Stampa il 25 febbraio 2023

SUL GIORNALISMO – “«Credo che il futuro del giornalismo sia costruire reti collaborative concentrate sui fatti a salvaguardia dei processi elettorali e della democrazia. Non abbiamo avuto un’idea chiara delle conseguenze del modello di business di Facebook, Twitter, WhatsApp fino al 2019 (…) Le piattaforme non solo non distinguono tra realtà e finzione, ma danno la priorità alla diffusione delle bugie rispetto ai noiosi fatti perché generano più traffico. E leader populisti usano i social per fare a pezzi la realtà».”

dall’intervista alla giornalista Maria Ressa realizzata da Alessandra Muglia e pubblicata su La Lettura del Corriere il 26 febbraio 2023

SUL GIORNALISMO /2– “«Io non credo che il giornalismo sia il quarto potere o che noi abbiamo una missione: credo che fare giornalismo sia solo recapitare buone informazioni alla gente, come si consegna buon cibo. Se proprio devo trovare una missione, penso che la nostra sia creare connessioni invisibili fra le persone, per avvicinarle fra loro, creare una società civile. Il contrario di quel che vuole Putin. (…) Andare, investigare, scrivere è il nostro mestiere. Ma recapitare l’informazione ai lettori è un’altra cosa: loro magari ti leggono, ma non accettano quel che racconti. Perché c’entra la biologia: una parte del nostro cervello a volte rifiuta l’immagine sbagliata, non ama la verità controversa».”

dall’intervista alla giornalista Elena Kostjucenko realizzata da Francesco Battistini e pubblicata su La Lettura del Corriere il 26 febbraio 2023

SULLA SCRITTURA PER L’INFANZIA – “Come si scrive per l’infanzia? «Devi essere totalmente consapevole di quello che vuoi dire, come nei libri per adulti, ma allo stesso tempo aprirti alla magia, all’invisibile: è un incastro di competenze ma anche di stati d’animo, devi essere leggero e crudele». (…) «Uno scrittore per bambini ha il potere di fare qualcosa di universale: libera le ansie dei bambini, li rende felici, dona conforto e questa, per me, è la più grande missione». (…) Come lavora Susanna Tamaro? «Invento giorno per giorno, non ho assolutamente idea di quello che succederà nei libri altrimenti mi annoierei a morte. Di solito scrivo a mano ma questo libro, per un fatto di tempi, ho dovuto scriverlo al computer».”

dall’intervista alla scrittrice Susanna Tamaro realizzata da Giulia Ziino e pubblicata su La Lettura del Corriere il 26 febbraio 2023

SUGLI ANIMALI TRISTI – “«La prima volta che incontrai il dolore degli animali, ero una bambina in vacanza, in campagna. Erano gli anni ’50. Quanti cani perennemente alla catena, che infelicità in quegli occhi, il caldo, la sete, le ciotole che si rovesciavano, le mosche, la solitudine. Quando mi avvicinavo con dell’acqua, con un biscotto, impazzivano di gioia. Allora pensavo: da grande farò la slegatrice di catene, l’accarezzatrice di animali tristi, per esempio quelli che vanno verso il macello. E speravo di farli scappare, di liberarli tutti».”

dall’intervista alla scrittrice Vivian Lamarque realizzata da Severino Colombo e pubblicata su La Lettura del Corriere il 26 febbraio 2023

SUI LIBRI – “«I libri contengono tutto ciò che c’è da sapere tranne ciò che conta davvero».”

dall’articolo di Livia Manera “No, Proust non è roba da bianchi”, su “L’anno che bruciammo i fantasmi” di Louise Erdrich (Feltrinelli). L’articolo è uscito su La Lettura del Corriere il 26 febbraio 2023

Rassegna 13-19 febbraio 2023

SULLA CITTÀ DI PAROLE – “Perché ha scelto il titolo “La città della vittoria”? «Il vero regno che ha ispirato il regno immaginario del mio libro si chiamava Vijayanagara, che significa “città della vittoria” (…) Questa è una delle ragioni. L’altra è quella di cui Pampa parla alla fine del libro, e cioè il libro è una città di parole, il libro stesso, il libro immaginario che lei sta scrivendo, e anche il libro che io sto scrivendo sul libro immaginario che sta scrivendo lei. La città sopravvive sotto forma di linguaggio, la vera città è scomparsa da tempo e ciò che rimane della città, ciò che continua a vivere della città, è il linguaggio e come viene rappresentato, le storie che ne parlano, questo è ciò che sopravvive, e anche questo è una città e una sorta di vittoria, il fatto che la città sopravviva nei millenni»”.

dall’intervista allo scrittore Salman Rushdie realizzata da Maurizio Molinari e pubblicata su Robinson de La Repubblica il 18 febbraio 2023

SUL SUCCESSO – “«Ci sono degli scrittori che hanno successo rapidamente. Per me non è stato così. Ho lottato per molto tempo. Ricordo che quando cominciai a scrivere il libro che divenne I figli della mezzanotte, a metà degli anni Settanta, avevo 27-28 anni, e quando cominciai a scrivere cercai di scriverlo con la narrativa in terza persona, ma non mi piaceva. Pensai che non risultava vivo e a un certo punto mi chiesi cosa sarebbe successo se avessi lasciato che fosse il personaggio principale a raccontare la storia, se avessi lasciato che fosse la sua storia, raccontata con la sua voce. Poi un giorno, ero seduto nella mia stanza a Londra, glielo lasciai fare. Ho sempre pensato che quello fosse il momento in cui diventai uno scrittore perché quello che ne risultò fu un paragrafo molto simile a quello che è il paragrafo iniziale de I figli della mezzanotte. Non so da dove sia venuto, non è venuto da me. Per prima cosa pensai che fosse il miglior paragrafo che avessi mai scritto in vita mia, questo era chiaro. Pensai che dovevo solo lasciarlo andare, libero di correre, di raccontare la storia e non perderlo, tenerlo stretto e lasciarlo correre. Lo feci e fu così che diventai uno scrittore. Perché la sua voce mi diede la mia voce»”.

dall’intervista allo scrittore Salman Rushdie realizzata da Maurizio Molinari e pubblicata su Robinson de La Repubblica il 18 febbraio 2023

SUL POTERE DEL RACCONTO – “Benché Ransmayr sia uno degli ultimi narratori che non parla “solo di sé e a se stesso” (a suo avviso destinati perciò a “inabissarsi già dopo l’ultima riga”), il filo d’oro de L’inchino del gigante è proprio l’autobiografia: frammenti epifanici della sua infanzia a Roitham am Traunfall, il villaggio natale nell’alta Austria, come il momento in cui scopre la magia dell’alfabeto e il potere del racconto (“unico farmaco contro la mortalità”).

dall’articolo di Melania Mazzucco intitolato “Luoghi fantastici” e pubblicato su Robinson de La Repubblica il 18 febbraio 2023

SUL POST-ESOTISMO – “«Una delle fonti di ispirazione è il Libro tibetano dei morti che racconta come i morti camminino in un mondo fluttuante dove sono assaliti da visioni terrificanti e dove gli opposti si equivalgono (…) I nostri libri sono costruiti più su una ruminazione dell’orribile passato che su un incontro immadiato con l’orrore. Molto spesso, è in un “dopo” indistinto che si colloca il presente in cui i nostri personaggi sopravvivono. (…) Non credo che oggi uno scrittore possa influire sulla storia del mondo o sull’opinione pubblica (…) Che cos’è possibile fare oggi? Cercare la bellezza e la precisione, scrivere storie, creare mondi alternativi con le parole. Per gli scrittori post-esotici: costruire piccoli rifugi bizzarri, dove è bello passeggiare»”.

dall’intervista allo scrittore Antoine Volodine realizzata da Cristina Taglietti e pubblicata su La Lettura del Corriere il 19 febbraio 2023

SULLA POESIA – “«Non molto tempo fa, un’amica ucraina ha scritto di aver trascorso intere notti nelle stazioni della metropolitana di Kiev, che vengono utilizzate come rifugi antiaerei, recitando poesie a sé stessa e a coloro che la circondavano per mantenersi sana di mente. Quando si stancava, iniziava a tradurre quelle poesie in altre lingue, proprio per andare avanti. (…) Quando non abbiamo altro, possiamo sempre conservare nella nostra memoria una manciata di parole, una melodia, e potrebbe essere tutto ciò che abbiamo per sopravvivere. Non lo sappiamo ancora, ma, se siamo fortunati, è lì. Teniamola al sicuro, questa musica verbale. Imparate a memoria i versi di nuove poesie, se potete. Potreste averne bisogno un giorno, aerei da guerra o meno. Di fronte al muro bianco della crisi, tutti hanno bisogno di un po’ di musica, una melodia, un balsamo»”.

dall’intervista al poeta Ilya Kaminsky realizzata da Enrico Rotelli e pubblicata su La Lettura del Corriere il 19 febbraio 2023

Rassegna stampa 6-12 febbraio 2023

SULL’ACCETTAZIONE – “Subito ci rivela il motivo per cui è attratto dal figlio, e cioè il fatto che Michele “accetta la realtà” con una dolcezza che non è rassegnazione ma abbandono (…) Nella “accettazione” della vita da parte del figlio gli sembra di scorgere una saggezza stoica, inconsapevole ma preziosa, che vede riprodursi anche altrove. Ad esempio descrivendo la cameriera gentile di un ristorante di Varsavia che servendolo schiaccia la pancia tra il muro e le sedie, annota: «è un modo d’essere, di esserci senza reagire altro che col proprio esistere; di occupare lo spazio che riempie il corpo e magari cercare di ritrarsi un poco». Si tratta di «una accettazione della propria parte con un abbandono che non voleva dire remissività»”.

dall’articolo “Mario Picchi. L’etnologo del bus” di Filippo la Porta, pubblicato su Robinson – La Repubblica l’11 febbraio 2023

SU SYLVIA PLATH – “D’altra parte, scelse di uccidersi quando i suoi due figli erano molto piccoli (Nicholas non aveva compiuto un anno, Frieda ne aveva tre). Nell’eredità di dubbio e di dolore che lascia ai figli la morte volontaria di un genitore, si apre lo spazio luminescente di queste tre storie”.

dall’articolo “Tutta la magia di Sylvia Plath” di Paolo Di Paolo, pubblicato su Robinson – La Repubblica l’11 febbraio 2023

SULLA SCRITTURA – “Non c’è niente come la letteratura che permetta di addentrarsi nelle cose della vita, a volte fino all’oscurità o alla follia. Attraverso la lettura, l’autore e il lettore si trovano in un certo senso faccia a faccia, tra adulti consenzienti. Tutto può essere detto, senza pudore o giudizio”.

dall’intervista di Giulia Ziino alla scrittrice svizzera Pascale Kramer, pubblicata su La Lettura del Corriere della Sera il 12 febbraio 2023

SUI CLASSICI – “Di fatto, possiamo leggere una lirica di Catullo, di Petrarca o di Shakespeare come se fossero nostri contemporanei. Perdiamo qualcosa di importante? Probabilmente sì; anche se l’impressione è che non ci sfugga però l’essenziale, vale a dire il carattere rituale, antropologico appunto, per cui qualcuno ha dovuto mettere in forma di parole la vita per provare a comprenderla, per capire dove si trova, per non perdersi, e per dirlo a qualcun altro attraverso sé stesso”.

dall’articolo “Resta ciò che la tormenta distrugge” di Roberto Galaverni, pubblicato su La Lettura del Corriere della Sera il 12 febbraio 2023

SULL’INNESTO LINGUISTICO – “Per me l’immagine più chiara è l’innesto. Mi sono innestata in una nuova lingua, e questo comporta anche un taglio, una ferita (…) Io ho sempre avuto un legame ambivalente con ogni luogo. Mi sono sempre sentita una creatura ibrida: è il mio destino e di tanti miei personaggi. Appartengo, ma solo fino a un certo punto, perché poi subentrano un nome e un aspetto fisico che mettono un confine”.

dalla conversazione tra Jhumpa Lahiri e Igiaba Scego (virgolettati di Jhumpa Lahiri) a cura di Alessia Rastelli, pubblicato su La Lettura del Corriere della Sera il 12 febbraio 2023

Rassegna stampa 16 – 22 gennaio 2023

SULLO STORYTELLING – “Questi “due tempi” dello storytelling sono il movimento indagato nel libro di Gottschall, che del resto andrebbe letto in dittico con il precedente The Storytelling Animal: lì lo studioso celebrava la potenza civilizzatrice delle storie. Il fatto che le storie sono il modo in cui gli umani hanno letteralmente reso il mondo abitabile, inventando strategie narrative per comprenderlo e trasformarlo. Qui invece mostra come le storie possono distruggere le stesse civiltà che hanno contribuito a creare: prima costruiscono le comunità aggregando i gruppi umani, stringendo le persone le une alle altre attraverso l’empatia generata dal racconto; poi con la stessa forza creano divisioni e fratture, mettendo i gruppi gli uni contro gli altri”.

dall’articolo “Wanna Marchi e l’arte della manutenzione dello storytelling” di Paolo Gervasi, pubblicato su Labalenabianca.com il 16 gennaio 2023

SULL’AZZARDO – “Tutto quel che faceva Etty era azzardato, vivere in una comune, voler diventare una scrittrice e sedere alla sua scrivania sentendola simile «al mondo nel primo giorno della creazione»”.

dall’articolo “Etty e il sogno dell’amore” di Susanna Nirenstein, pubblicato su Robinson – La Repubblica del 21 gennaio 2023

SUL NULLA – “Così inizia uno dei poemi più celebri di Guglielmo di Poitiers: «Farò un canto di puro niente” (…). Nei grandi maestri della narrativa breve, da Čechov a Carver, la passione per l’ordinario, l’ironia dei dettagli e l’acume di osservazione creano delle forme stilistiche non solo profondamente personali ma anche addirittura paradigmatiche (…) I racconti di Uhart sono visioni frantumate della vita quotidiana, briciole di storie in cui brilla una perla preziosa: l’individualità che è sempre strana, sempre sconcertante».

dall’articolo “Briciole di storie frantumate” di Pablo Maurette, pubblicato su Robinson – La Repubblica del 21 gennaio 2023

SUI LIBRI – “Allora credevo che un libro nascesse dalla certezza, dalla stabilità, dal diritto, che gli scrittori fossero persone potenti. Fu la lettura di una biografia di Virginia Woolf a farmi capire quanto fragile fosse la sua immaginazione, quanto poco potere avesse, quanta poca stabilità e certezze, che lei scriveva guidata più da paura e debolezza che dalla forza”

dall’intervista di Caterina Soffici allo scrittore Colm Tóibín, pubblicata su Tuttolibri de La Stampa il 21 gennaio 2023

SULLA MUTAZIONE DEI TESTI – “Nel laboratorio di Gadda tutto è mobile, transitorio. Sono fluttuanti gli indici, gli schemi di lavoro, i progetti e mutevoli i testi che ne derivano (…) Una simile instabilità presuppone un’audace sperimentazione, un impressionante lavoro sotterraneo, sacrificio del già fatto e di sé”.

dall’articolo “Carlo Emilio Gadda. La cognizione dell’orrore” di Giorgio Pinotti, pubblicato su Tuttolibri de La Stampa il 21 gennaio 2023

SUL DIARIO – “Scrivo senza levar la penna dalla carta. La vita e il pensiero fanno un tessuto vasto e ricco, ove mille disegni e mille casualità si aggrovigliano a dare la stoffa: fili interni riappaiono a ora a ora, gemmano momentaneamente la superficie e poi soccombono al pervadere di altri (…) Ecco perché la torbidezza di questo diario somiglierà in parte alla complessità, cioè alla torbidezza, della vita”.

dal brano inedito “Il mio diario torbido, come la vita” di Carlo Emilio Gadda, pubblicato su Tuttolibri de La Stampa il 21 gennaio 2023

SULLA PULCE E SUL TEMPO – Melville scrive in Moby-Dick che «per produrre un grande libro, bisogna scegliere un grande argomento. Nessuna opera grande e duratura potrà mai venire scritta sulla pulce, benché molti abbiano tentato» (…). Affidare le faccende alla mente cosciente è un affare rischioso. Balene e delfini devono sincronizzare il loro respiro con il momento in cui emergono. Quindi, ovviamente, quando sono stati anestetizzati per la prima volta per un intervento chirurgico, sono semplicemente morti. (…) la teoria di E.M. Forster sulla differenza tra «tempo reale» e «tempo narrativo». Scrive Forster: «Mentre pronuncio questa conferenza, posso udire o non udire il tic-tac di quell’orologio, posso conservare o smarrire il senso del tempo; mentre in un romanzo un orologio c’è sempre. L’autore può anche provare antipatia per il proprio orologio: Emily Brontë, in Cime tempestose, tentò di nasconderlo; Sterne, in Tristam Shandy, lo ha capovolto. Ancora più ingegnoso, Marcel Proust spostava di continuo le lancette».”

dall’articolo “La frontiera di McCarthy è l’inconscio” di Matteo Mersivale, pubblicato su La Lettura del Corriere della sera il 22 gennaio 2023

SUL ROMANZIERE E L’INTELLETTUALE – “«Il romanziere e l’intellettuale sono personaggi opposti: il romanziere non dice mai né sì né no, perché lo strumento essenziale del romanzo è l’ironia: l’intellettuale invece, come il cittadino, prima o poi è costretto a dire sì o no». «Nessuno dei due può vincere, la tensione deve essere costante» (…) «Una delle grandi superstizioni del nostro tempo è credere che la letteratura non abbia niente di utile ma sia soltanto un sofisticato gioco intellettuale. È una forma di conoscenza, e il male su può combattere solo se lo si capisce. Capire non vuol dire però giustificare ma esattamente il contrario, cioè procurarsi le armi per non commettere gli stessi errori. La letteratura ci consente di comprendere anche mostri come Riccardo III o Raskolnikov. Se ha il coraggio di andare al fondo dell’inconoscibile, come scriveva Charles Baudelaire, allora diventa utile»”.

dall’intervista di Paolo Lepri a Javier Cercas, pubblicata su La Lettura del Corriere della sera il 22 gennaio 2023

Rassegna stampa 9 – 15 gennaio 2023

SUL CINEMA – “Il cinema non è mai una questione di singole immagini. Sono immagini in movimento, ma soprattutto immagini unite insieme. Si prende un’immagine, la si mette accanto a un’altra immagine, e una terza immagine si accende nella mente. Questo è il cinema: comunicare mediante un’impressione o un’idea creata nella mente e nel cuore, che non esiste nella realtà. È in questa sfera eterna, fra le immagini del reale, del nostro mondo, che si può sentire la presenza di Gesù” (…) VOCE: Pittori, compositori, romanzieri, coreografi, cineasti…continuiamo a provarci…Non si tratta di cercare risposte o fare affermazioni. Cerchiamo di creare qualcosa che assomigli alla vita com’è vissuta…di dare forma a…cosa? A questo mistero inesplicabile, in continuo mutamento. Continuiamo a provare, nella speranza, alla fine, di ritrovarci con qualcosa che esprima quel mistero. Per alcuni di noi, cercare di descrivere cosa succede intorno a questi momenti di rivelazione è l’essenza del nostro lavoro. (…) VOCE: Ho sempre ritenuto che non esista un’arte vecchia o nuova, è una conversazione costante. E le storie e i film che mi hanno ispirato sono parte anche loro di questo ritratto a mosaico”.

dal testo di Martin Scorsese intitolato “Il mio film segreto su Gesù”, pubblicato su Robinson – La Repubblica del 14 gennaio 2023

SUL LINGUAGGIO – “(…) L’arco e la lira di Octavio Paz, con cui ho sperimentato in profondità la differenza tra la lingua prosaica e la lingua poetica. Una dice, l’altra è. È una fotografia di immediata comprensione e cerco di tenerla sempre presente quando tendo a “spiegoni”: se una cosa la devi spiegare, non è”.

dall’intervista di Elena Masuelli a Matteo Bussola, pubblicata su Tuttolibri de La Stampa il 14 gennaio 2023

SULLA VITTORIA – “«La vittoria appartiene alle parole», ha scritto Pampa nel suo poema. Perché sono più forti dell’ignoranza, della violenza, dell’avidità. E tocca agli scrittori consegnarci quelle parole”.

dall’articolo “Salman Rushdie. Il ritorno all’India delle origini”, di Matteo Persivale, pubblicato su La Lettura del Corriere della sera il 15 gennaio 2023

SUL NOME – “«Tutto ciò che ha un nome esiste. Uomini, piante, paesi, leggende. Il nome è sempre il germoglio di un destino»”.

dall’articolo “Un popolo deportato nel destino delle Chagos” di Adriano Favole, pubblicato su La Lettura del Corriere della sera il 15 gennaio 2023. La citazione è della scrittrice franco-mauriziana Caroline Laurent (da “Le rive della collera”, Edizioni E/O)