Rassegna stampa 6-12 febbraio 2023

SULL’ACCETTAZIONE – “Subito ci rivela il motivo per cui è attratto dal figlio, e cioè il fatto che Michele “accetta la realtà” con una dolcezza che non è rassegnazione ma abbandono (…) Nella “accettazione” della vita da parte del figlio gli sembra di scorgere una saggezza stoica, inconsapevole ma preziosa, che vede riprodursi anche altrove. Ad esempio descrivendo la cameriera gentile di un ristorante di Varsavia che servendolo schiaccia la pancia tra il muro e le sedie, annota: «è un modo d’essere, di esserci senza reagire altro che col proprio esistere; di occupare lo spazio che riempie il corpo e magari cercare di ritrarsi un poco». Si tratta di «una accettazione della propria parte con un abbandono che non voleva dire remissività»”.

dall’articolo “Mario Picchi. L’etnologo del bus” di Filippo la Porta, pubblicato su Robinson – La Repubblica l’11 febbraio 2023

SU SYLVIA PLATH – “D’altra parte, scelse di uccidersi quando i suoi due figli erano molto piccoli (Nicholas non aveva compiuto un anno, Frieda ne aveva tre). Nell’eredità di dubbio e di dolore che lascia ai figli la morte volontaria di un genitore, si apre lo spazio luminescente di queste tre storie”.

dall’articolo “Tutta la magia di Sylvia Plath” di Paolo Di Paolo, pubblicato su Robinson – La Repubblica l’11 febbraio 2023

SULLA SCRITTURA – “Non c’è niente come la letteratura che permetta di addentrarsi nelle cose della vita, a volte fino all’oscurità o alla follia. Attraverso la lettura, l’autore e il lettore si trovano in un certo senso faccia a faccia, tra adulti consenzienti. Tutto può essere detto, senza pudore o giudizio”.

dall’intervista di Giulia Ziino alla scrittrice svizzera Pascale Kramer, pubblicata su La Lettura del Corriere della Sera il 12 febbraio 2023

SUI CLASSICI – “Di fatto, possiamo leggere una lirica di Catullo, di Petrarca o di Shakespeare come se fossero nostri contemporanei. Perdiamo qualcosa di importante? Probabilmente sì; anche se l’impressione è che non ci sfugga però l’essenziale, vale a dire il carattere rituale, antropologico appunto, per cui qualcuno ha dovuto mettere in forma di parole la vita per provare a comprenderla, per capire dove si trova, per non perdersi, e per dirlo a qualcun altro attraverso sé stesso”.

dall’articolo “Resta ciò che la tormenta distrugge” di Roberto Galaverni, pubblicato su La Lettura del Corriere della Sera il 12 febbraio 2023

SULL’INNESTO LINGUISTICO – “Per me l’immagine più chiara è l’innesto. Mi sono innestata in una nuova lingua, e questo comporta anche un taglio, una ferita (…) Io ho sempre avuto un legame ambivalente con ogni luogo. Mi sono sempre sentita una creatura ibrida: è il mio destino e di tanti miei personaggi. Appartengo, ma solo fino a un certo punto, perché poi subentrano un nome e un aspetto fisico che mettono un confine”.

dalla conversazione tra Jhumpa Lahiri e Igiaba Scego (virgolettati di Jhumpa Lahiri) a cura di Alessia Rastelli, pubblicato su La Lettura del Corriere della Sera il 12 febbraio 2023

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