Rassegna 13-19 marzo 2023

SUL CONSUMO DI CARNE – “Nella maggior parte delle culture antiche consumare carne che non fosse destinata a un sacrificio era proibito. Per mangiare un animale era innanzitutto necessario sacrificarlo, prima; il gesto mondava l’assassino dal peccato di togliere la vita a un’altra creatura (…) Montaigne, una grande mente in tutti i sensi, uomo più che in anticipo sui suoi tempi, riteneva che considerarsi al di sopra del resto del creato denotasse una povertà di immaginazione e che ciò derivasse da un intelletto limitato”.

dal brano “Le maschere degli animali” della scrittrice e poetessa polacca Premio Nobel Olga Tokarczuk, tratto dal nuovo numero di Freeman’s (Edizioni Black Coffee), pubblicato su Tuttolibri di La Stampa del 18 marzo 2023

SULLA LINGUA MADRE – “La lingua di Rose, ci racconta McEwan, fu per lui la lingua dell’intimità ma anche del disagio, quella da “sanificare” attraverso la frequentazione dei giganti della letteratura, quella da cui sistematicamente allontanarsi: la lingua madre che «per gran parte della vita, mi sono sforzato di disimparare. Quando cominciai a scrivere seriamente, nel 1970, è probabile che mi sia lasciato alle spalle tutti o quasi tutti i modi di dire di mia madre, ma conservavo il suo atteggiamento, la sua circospezione, l’insicurezza. Molti scrittori permettono alle loro frasi di srotolarsi empiricamente sulla pagina per scoprirne la natura, l’intento, la vocazione. Io me ne stavo seduto senza la penna in mano, formulandomi in testa una frase, spesso perdendone di vista l’inizio prima di essere arrivato alla fine, e soltanto quando la reputavo sicura e compiuta la mettevo sulla carta…».

dall’articolo di Susanna Basso “Tradurre la lingua madre di Ian McEwan”, pubblicato su Finzioni il 18 marzo 2023

SU CRISTINA CAMPO – “Nel pensiero di Cristina Campo, vale la pena ricordare, «poesia» e «fiaba» sono praticamente sinonimi, e anche in quest’ultima le parole non si limitano a designare i fatti e le cose, ma si organizzano in una «disposizione quasi liturgica». Identica, per l’umanità di oggi, è la posta in gioco della poesia e della fiaba: il bene «perduto e dimenticato», nascosto in fondo ai «più orridi labirinti». (…) I simboli della poesia e della fiaba sono come dei ponti: capaci di condurre chi sappia meditarli dalla prigione della necessità al riconoscimento del proprio destino, che è la più grande libertà a cui si possa aspirare. (…) Leggere davvero il mondo significa imparare a muoversi tra i suoi vari livelli di significato, come se procedessimo scostando dei veli, in direzione di quella verità che scopriremo essere nient’altro che il punto da cui siamo partiti”.

dall’articolo di Emanuele Trevi “È tempo di leggere le fiabe”, pubblicato su La Lettura del Corriere del 18 marzo 2023

SULLA LETTERATURAI manoscritti dei morti viventi (…) induce a riflettere sulla necessità di mantenere, nonostante la fortuna o la sfortuna, una solitaria, innocente e spietata caccia personale nei confronti di quell’accecante balena bianca che agli occhi di ogni scrittore, e di ogni editor, dev’essere la letteratura.

dall’articolo di Orazio Labbate intitolato “Dall’aldiquà o dall’aldilà, basta che si legga” pubblicato su La Lettura del Corriere del 18 marzo 2023

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