Rassegna stampa 16 – 22 gennaio 2023

SULLO STORYTELLING – “Questi “due tempi” dello storytelling sono il movimento indagato nel libro di Gottschall, che del resto andrebbe letto in dittico con il precedente The Storytelling Animal: lì lo studioso celebrava la potenza civilizzatrice delle storie. Il fatto che le storie sono il modo in cui gli umani hanno letteralmente reso il mondo abitabile, inventando strategie narrative per comprenderlo e trasformarlo. Qui invece mostra come le storie possono distruggere le stesse civiltà che hanno contribuito a creare: prima costruiscono le comunità aggregando i gruppi umani, stringendo le persone le une alle altre attraverso l’empatia generata dal racconto; poi con la stessa forza creano divisioni e fratture, mettendo i gruppi gli uni contro gli altri”.

dall’articolo “Wanna Marchi e l’arte della manutenzione dello storytelling” di Paolo Gervasi, pubblicato su Labalenabianca.com il 16 gennaio 2023

SULL’AZZARDO – “Tutto quel che faceva Etty era azzardato, vivere in una comune, voler diventare una scrittrice e sedere alla sua scrivania sentendola simile «al mondo nel primo giorno della creazione»”.

dall’articolo “Etty e il sogno dell’amore” di Susanna Nirenstein, pubblicato su Robinson – La Repubblica del 21 gennaio 2023

SUL NULLA – “Così inizia uno dei poemi più celebri di Guglielmo di Poitiers: «Farò un canto di puro niente” (…). Nei grandi maestri della narrativa breve, da Čechov a Carver, la passione per l’ordinario, l’ironia dei dettagli e l’acume di osservazione creano delle forme stilistiche non solo profondamente personali ma anche addirittura paradigmatiche (…) I racconti di Uhart sono visioni frantumate della vita quotidiana, briciole di storie in cui brilla una perla preziosa: l’individualità che è sempre strana, sempre sconcertante».

dall’articolo “Briciole di storie frantumate” di Pablo Maurette, pubblicato su Robinson – La Repubblica del 21 gennaio 2023

SUI LIBRI – “Allora credevo che un libro nascesse dalla certezza, dalla stabilità, dal diritto, che gli scrittori fossero persone potenti. Fu la lettura di una biografia di Virginia Woolf a farmi capire quanto fragile fosse la sua immaginazione, quanto poco potere avesse, quanta poca stabilità e certezze, che lei scriveva guidata più da paura e debolezza che dalla forza”

dall’intervista di Caterina Soffici allo scrittore Colm Tóibín, pubblicata su Tuttolibri de La Stampa il 21 gennaio 2023

SULLA MUTAZIONE DEI TESTI – “Nel laboratorio di Gadda tutto è mobile, transitorio. Sono fluttuanti gli indici, gli schemi di lavoro, i progetti e mutevoli i testi che ne derivano (…) Una simile instabilità presuppone un’audace sperimentazione, un impressionante lavoro sotterraneo, sacrificio del già fatto e di sé”.

dall’articolo “Carlo Emilio Gadda. La cognizione dell’orrore” di Giorgio Pinotti, pubblicato su Tuttolibri de La Stampa il 21 gennaio 2023

SUL DIARIO – “Scrivo senza levar la penna dalla carta. La vita e il pensiero fanno un tessuto vasto e ricco, ove mille disegni e mille casualità si aggrovigliano a dare la stoffa: fili interni riappaiono a ora a ora, gemmano momentaneamente la superficie e poi soccombono al pervadere di altri (…) Ecco perché la torbidezza di questo diario somiglierà in parte alla complessità, cioè alla torbidezza, della vita”.

dal brano inedito “Il mio diario torbido, come la vita” di Carlo Emilio Gadda, pubblicato su Tuttolibri de La Stampa il 21 gennaio 2023

SULLA PULCE E SUL TEMPO – Melville scrive in Moby-Dick che «per produrre un grande libro, bisogna scegliere un grande argomento. Nessuna opera grande e duratura potrà mai venire scritta sulla pulce, benché molti abbiano tentato» (…). Affidare le faccende alla mente cosciente è un affare rischioso. Balene e delfini devono sincronizzare il loro respiro con il momento in cui emergono. Quindi, ovviamente, quando sono stati anestetizzati per la prima volta per un intervento chirurgico, sono semplicemente morti. (…) la teoria di E.M. Forster sulla differenza tra «tempo reale» e «tempo narrativo». Scrive Forster: «Mentre pronuncio questa conferenza, posso udire o non udire il tic-tac di quell’orologio, posso conservare o smarrire il senso del tempo; mentre in un romanzo un orologio c’è sempre. L’autore può anche provare antipatia per il proprio orologio: Emily Brontë, in Cime tempestose, tentò di nasconderlo; Sterne, in Tristam Shandy, lo ha capovolto. Ancora più ingegnoso, Marcel Proust spostava di continuo le lancette».”

dall’articolo “La frontiera di McCarthy è l’inconscio” di Matteo Mersivale, pubblicato su La Lettura del Corriere della sera il 22 gennaio 2023

SUL ROMANZIERE E L’INTELLETTUALE – “«Il romanziere e l’intellettuale sono personaggi opposti: il romanziere non dice mai né sì né no, perché lo strumento essenziale del romanzo è l’ironia: l’intellettuale invece, come il cittadino, prima o poi è costretto a dire sì o no». «Nessuno dei due può vincere, la tensione deve essere costante» (…) «Una delle grandi superstizioni del nostro tempo è credere che la letteratura non abbia niente di utile ma sia soltanto un sofisticato gioco intellettuale. È una forma di conoscenza, e il male su può combattere solo se lo si capisce. Capire non vuol dire però giustificare ma esattamente il contrario, cioè procurarsi le armi per non commettere gli stessi errori. La letteratura ci consente di comprendere anche mostri come Riccardo III o Raskolnikov. Se ha il coraggio di andare al fondo dell’inconoscibile, come scriveva Charles Baudelaire, allora diventa utile»”.

dall’intervista di Paolo Lepri a Javier Cercas, pubblicata su La Lettura del Corriere della sera il 22 gennaio 2023

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