Scrivanie immaginarie – Ennio Flaiano

Dopo la prima puntata dedicata alla scrittrice neozelandese Katherine Mansfield, torna la rubrica delle “Scrivanie immaginarie” di WeltLit, che ripercorre le vite di scrittrici e scrittori attraverso alcuni oggetti. Il nuovo protagonista è Ennio Flaiano (Pescara 1910 – Roma 1972) che nel corso della sua vita è stato giornalista, sceneggiatore, umorista, critico cinematografico e teatrale e drammaturgo. Ripercorrere la vita e la multiforme attività di scrittura di Flaiano scrittore non è semplice, ma abbiamo tentato di riuscirci attraverso sei oggetti (e un animale). Come al solito in fondo trovate una piccola bibliografia per approfondire.

Immagine: Pescara – Corso Gabriele Manthone (xilografia). Da “Le cento città d’Italia. Supplemento mensile illustrato del Secolo” Milano: Sonzogno, 1887-1902.

UNA CARTOLINA DI PESCARA — Flaiano nasce in un’abitazione di Corso Manthonè, tra i civici 91 e 101, a pochi metri dalla casa natale del poeta Gabriele D’Annunzio. Lì vicino si trova anche il forno dello zio di Flaiano, da cui si sprigiona un odore che lo scrittore ricorderà per tutta la vita, come dichiara in un’intervista del 1970 conservata tra le teche Rai. Ennio è l’ultimo di sette fratelli e la sua infanzia non è felice: viene mandato dalla famiglia in diversi collegi, tanto che la divisa nera con mantellina, berretto largo e scarpe lucide indossata dal bambino nel film “8 e ½”, a cui lavorerà con Federico Fellini, prende spunto da quella che lui stesso aveva dovuto indossare.

Nel 1922 Flaiano giunge nella Capitale su un treno pieno di camicie nere, data la concomitanza con la marcia su Roma. Con la città eterna Flaiano avrà un rapporto di amore-odio, che traspare anche dai suoi scritti: “Roma è la mia città. Talvolta posso odiarla, soprattutto da quando è diventata l’enorme garage del ceto medio d’Italia. Ma Roma è inconoscibile, si rivela col tempo e non del tutto. Ha un’estrema riserva di mistero e ancora qualche oasi” (da La Fiera Letteraria, n. 5, 14 marzo 1971).

“IL CORVO” DI EDGAR ALLAN POE — La lettura della poesia “The Raven” intorno ai 12 anni è, insieme a quella di “Madame Bovary”, uno dei primi ricordi di Flaiano legati alla letteratura. Del testo di Poe Flaiano cura anche una traduzione nel 1936, nello stesso periodo in cui apprende la notizia della scomparsa del fratello Nino. La data di questo evento (20 maggio 1936) è riportata al margine del manoscritto originale per mano dello stesso Flaiano. “La morte immotivata, alla base della poesia del Poe, è tema caro a Flaiano in quel momento particolare della sua vita, non solo per la perdita del fratello, ma anche per la partecipazione alla guerra in Etiopia”, spiega Valeria Petrocchi in un articolo su Rivistatradurre.it.

UN OROLOGIO ROTTO — A partire dall’esperienza in Etiopia, dove viene inviato come sottotenente del Genio, Flaiano scrive il suo primo e unico romanzo, intitolato “Tempo di uccidere” e vincitore nel 1947 della prima edizione del Premio Strega. Il protagonista è un giovane tenente italiano a cui duole un dente. Partito alla ricerca di un medico, si perde nel deserto e incontra Mariam, una bellissima donna indigena con cui ha un rapporto inizialmente non consenziente. Durante la notte, il tenente colpisce Mariam per errore ferendola gravemente, poi la finisce con un colpo di pistola e ne nasconde il cadavere. Solo successivamente nasce in lui il dubbio atroce di aver contratto da lei la lebbra. Come spiega Giacomo Raccis su Doppiozero: “In Tempo di uccidere un orologio rotto è l’oggetto magico che segnala la perdita di contatto da parte del giovane tenente con il tempo della storia – quella storia di violenza e privilegio di cui era incosciente protagonista – per entrare in un tempo nuovo, sospeso, ancestrale o biblico, il tempo dell’espiazione, ma anche di un’esperienza spaesante – che pure egli avrebbe dimenticato rapidamente prendendo il mare per l’Italia. Da un certo punto di vista l’orologio rotto può essere considerato il simbolo dell’intera opera di Flaiano, insospettabile nipotino di quel Tristram Shandy che raccontando la propria vita istante per istante sperava di rimandare all’infinito il confronto con la morte”.

GLI APPUNTI PER UNA CANZONETTA — Su un quadernetto di appunti, poi pubblicato col titolo di “Aethiopia. Appunti per una canzonetta” Flaiano annota tra il novembre del 1935 e il maggio del ’36 le proprie impressioni durante il periodo in Etiopia. È da questi resoconti che nasce “Tempo di uccidere”, scritto dopo che l’editore Leo Longanesi lo aveva commissionato dandogli un termine perentorio di sei mesi per la consegna (l’autore non poté apportare neanche le ultime correzioni perché il libro era già andato in stampa).

Negli appunti Flaiano esprime il proprio sguardo critico sulla guerra coloniale cui stava prendendo parte (“Le colonie si fanno con la Bibbia alla mano, ma non ispirandosi a ciò che vi è scritto”, recita il primo appunto). Come altri testi letterari ambientati nel periodo coloniale, anche nei confronti di “Tempo di uccidere” è possibile rivolgere la critica che lo scrittore nigeriano Chinua Achebe ha mosso nel 1977 a “Cuore di tenebra” di Joseph Conrad: “Chi studia Cuore di tenebra spesso vi dirà che l’interesse di Conrad non è tanto l’Africa quanto il degrado di una mente europea provocato dalla solitudine e dalla malattia. (…) L’Africa come scenario e fondale da cui è stato eliminato l’africano come fattore umano. L’Africa come campo di battaglia metafisico privo di ogni umanità riconoscibile, nel quale l’europeo vagabondo entra a suo rischio e pericolo. Qualcuno riesce a notare l’arroganza mostruosa e perversa di questo ridurre l’Africa ad arredo di scena per lo spettacolo del disfacimento di una meschina mente europea?” [da Speranze e ostacoli. Saggi scelti (1965-‘87), Milano, Jaca Book,1998].

UN CALABRONE — Oltre al lavoro trentennale come soggettista e sceneggiatore, Flaiano è soprattutto noto come autore di recensioni, brevi racconti, invenzioni satiriche, aforismi e notazioni di costume. In un articolo uscito nel 1957 sul Mondo, e poi confluito in “La solitudine del satiro”, Flaiano usa questa metafora per descrivere il suo rapporto con la scrittura: «Un calabrone entra nella stanza illuminata e va a battere velocemente contro la lampada, le pareti, i mobili. Subito si avverte il rumore secco delle sue zuccate. Dopo un po’ si acquatta per riprendere le forze. Ricomincia allora a urtare contro la lampada, le pareti, i vetri, e daccapo contro la lampada. Infine cade sul tavolo, zampe all’aria, e la mattina dopo è secco, leggero, morto. Non ha capito niente, ma non si può dire che non abbia tentato».

UNA FOTO DELLA SPIAGGIA DI FREGENE — Nel 1940 Flaiano sposa Rosetta Rota, matematica e fisica che insegna all’università e frequenta il gruppo di via Panisperna. Nel 1942 nasce Luisa, detta Lelè, che fin dai primi mesi di vita è affetta da una grave encefalopatia. Da quel momento Rota dedica tutte le sue energie alla cura della figlia, mentre Flaiano fatica ad accettare la malattia. In un’intervista del 1995 Rota (scomparsa del 2003) raccontava a Massimo Cutò: “Ennio mi fece giurare che non avrei mai letto i suoi libri. Quando è morto, sciolta la promessa, ho capito perché. Il riferimento è costante. In Tempo di uccidere, la lebbra è una metafora della malattia di Lèlè. Lui stesso lo lascia intendere in una lettera a Maria Bellonci, quando definisce il romanzo una confessione e una speranza”. E ancora, a proposito del rapporto del marito con la figlia: “L’amava di un amore purissimo. Sconfinato. La sua felicità era passeggiare con lei, mano nella mano, sulla spiaggia di Fregene. In mezzo ai pescatori, gente semplice che capisce la sofferenza e conosce la solidarietà. Per questo ha voluto essere seppellito lì”. Ennio Flaiano riposa vicino alla moglie e alla figlia a Maccarese, a pochi chilometri da Fregene.

Per approfondire:

  • Ennio Flaiano, La mia Pescara, 1970 (disponibile online su Rai Teche a questo link)
  • FLAIANO, Ennio Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 48 (1997) (disponibile online su Rai Teche a questo link)
  • UNA VERSIONE GIOVANILE INEDITA DI ENNIO FLAIANO DA THE RAVEN DI POE di Valeria Petrocchi su Rivistatradurre.it (disponibile qui)
  • Il docufilm “Ennio Flaiano, straniero in patria” di Valeria Parisi, Fabrizio Corallo (disponibile su RaiPlay)
  • Gettoni di Letteratura – Ennio Flaiano (disponibile su Raiplaysound)
  • “Ricordando Ennio Flaiano a 50 anni dalla morte” di Massimo Cutò (disponibile online su “La voce di New York” a questo link)
  • Ugo Fracassa (2020), “Piaghe (non) molto diverse”. Prodromi italiani del mal d’Africa in Flaiano. In S.J. Andrea Gialloreto (a cura di), “Un buon scrittore non precisa mai”. Per i settant’anni di Tempo di uccidere di Ennio Flaiano. (pp. 57-75). Novate Milanese : Prospero Editore.

LIBRI SU ENNIO FLAIANO:

R. Minore e F. Pansa, “Ennio l’alieno. I giorni di Flaiano” (Mondadori, 2022)

T. Pincio, “Diario di un’estate marziana” (Giulio Perrone, 2022)