Occhio ai classici – “Le avventure di Alice nel Paese delle meraviglie” di Lewis Carroll

Nella mente di Charles Lutwidge Dodgson (Daresbury, 1832 – Guildford, 1898) in arte Lewis Carroll, l’idea originaria per “Le avventure di Alice nel Paese delle meraviglie” si accende quando, durante una gita in barca, si trova a intrattenere le figlie di George Liddell, decano del Christ Church College di Oxford, dove Dodgson insegna matematica. Siamo nel 1862: la piccola Alice Liddell ha dieci anni, le sue sorelle Edith e Lorina ne hanno rispettivamente otto e tredici.

È proprio Alice Liddell a chiedere a Carroll di mettere la storia per iscritto, e lui le accontenta: nasce così “Le avventure di Alice nel Sottosuolo” – questo il titolo del primo manoscritto, illustrato dallo stesso autore. Una volta ampliato e rivisto, il romanzo esce nel 1865, con le illustrazioni di John Tenniel, noto per le sue vignette satiriche. Esce invece nel 1871 “Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò“, il seguito della storia di Alice.

Le avventure di Alice nel Paese delle meraviglie” è diventato un classico per l’infanzia (e non solo) ancora apprezzato a oltre un secolo e mezzo dalla pubblicazione, che ha dato vita a numerose riletture e adattamenti, tra cui il famosissimo film d’animazione Disney del 1951. Nel romanzo l’elemento fantastico è preponderante: Alice, “stanca di sedere sul poggio, accanto a sua sorella, senza far nulla”, insegue il Coniglio bianco nella sua tana e si ritrova in un mondo sconosciuto e sorprendente.

Incontra creature bizzarre, ormai entrate nell’immaginario collettivo grazie alla versione animata, come il Dronte o Dodo (Capitan Libeccio) della Maratonda (in origine Corsa scompigliata), il Gatto del Cheshire (Stregatto), il Bruco (Brucaliffo), il Cappellaio (Cappellaio matto), la Lepre di Marzo (Leprotto Bisestile) e la Regina (Regina di cuori). Ma anche altre figure che nel film hanno un ruolo minore o svaniscono del tutto, come il Lori, la lucertola Guglielmo, il Ghiro, il Grifone, la Falsa Tartaruga, la Duchessa e gli altri abitanti della sua casa (il Valletto Rana, la Cuoca amante del pepe e il Bambino Maiale).

Allo stesso tempo, Alice vive situazioni paradossali che hanno a che fare con i cambiamenti del proprio corpo o con le convenzioni sociali dell’età vittoriana, come la conversazione, il gioco del croquet o l’usanza del tè. Il lettore si sorprende delle stranezze di questo mondo attraverso il punto di vista della bambina, che proprio per la sua giovane età è in grado di accettare le leggi magiche che regolano il Paese delle meraviglie. Questo è un luogo in cui l’autore gioca con il nonsense, ma è comunque regolato da una sua coerenza interna (ad esempio, Alice si ingrandisce o si rimpicciolisce quando mangia o beve qualcosa) e in cui i personaggi interagiscono sulla base di una gerarchia sociale (ad esempio, le carte da gioco rispondono al Re e alla Regina).

Impressioni di lettura

Carroll ci spinge a seguire i ragionamenti di Alice, che suonano strampalati agli adulti, ma rispecchiano perfettamente certi stati d’animo, sensazioni, esperienze vissuti dai bambini nella loro scoperta del mondo. Sempre grazie al filtro dello sguardo infantile, l’autore riesce a realizzare anche la caricatura dei vizi e delle ipocrisie degli adulti.

Una parte molto importante del romanzo sono i giochi di parole e le filastrocche volutamente sbagliate. La presenza di questi elementi rende la traduzione de “Le avventure di Alice nel Paese delle meraviglie” una sfida non semplice. In un recente articolo di Giulia Ziino pubblicato su La Lettura del Corriere della sera (che segnala l’uscita della nuova traduzione di Carlo Prosperi con le bellissime illustrazioni di Sergio per La nave di Teseo) si legge che “molte delle invenzioni linguistiche e della trama giocano sulla deformazione di modi di dire, filastrocche e storielle che, ai contemporanei dell’autore, anche bambini, dovevano risultare immediatamente comprensibili”. Al contrario, al lettore di oggi, soprattutto se non madrelingua inglese, risultano quasi impossibili da cogliere.

Qui di seguito un esempio di dialogo tra Alice e la Duchessa, tratto dalla versione del romanzo disponibile gratuitamente su Liber Liber (Edizione Loescher Traduzione dall’inglese di Teodorico Pietrocola-Rossetti), in cui Carroll gioca con il paradosso e l’ironia:

“Scommetto che siete sorpresa perchè non vi cingo la vita col mio braccio,” disse la Duchessa dopo qualche istante, “ma gli è perchè non so che razza d’umore abbia il vostro fenicòntero. Facciamo la prova?”
“Potrebbe mordervi,” rispose Alice, che non ne voleva di quelli esperimenti.
“È vero,” disse la Duchessa: “i fenicònteri e la senape pizzicano entrambi, e la morale è questa – “‘Chi si rassembra s’assembra’”.
“Ma la senape non è un uccello,” osservò Alice.
“Bene, come sempre,” disse la Duchessa: “voi dite ogni cosa assai benino!”
“È un minerale, credo,” disse Alice.
“Certo,” rispose la Duchessa, che pareva desiderasse d’acconsentire a tutte le cose che diceva Alice; “quì vicino c’è una grande miniera di senape. E la morale di ciò è questa – ‘La miniera è la maniera di gabbar la gente intiera.'”
“Oh lo so!” sclamò Alice, che non aveva badato alle parole della Duchessa, “è un vegetale. Non ne ha l’apparenza, ma lo è.”
“Proprio così,” disse la Duchessa, “e la morale di ciò è questa – ‘Siate quello che volete parere’ – o se volete che ve lo dica più semplicemente – ‘Non vi crediate mai d’essere altra se non quella che apparite ad altri d’essere o d’essere stata o che possiate essere, e l’esser non è altro che l’essere di quell’essere ch’è l’essere dell’essere, e non altrimenti.'”
“Credo che l’intenderei meglio,” disse Alice con molta garbatezza, “se me la scriveste, ma non posso seguirvi con la mente quando la dite.”
“Questo è nulla rimpetto a quel che potrei dire, se ne avessi voglia,” soggiunse la Duchessa, contenta come una pasqua.
“Non v’incomodate a dirne di più lunghe di quella che avete recitata or ora,” disse Alice.
“Che incomodo!” rispose la Duchessa. “Vi fo un regalo di tutto ciò che ho detto sino ad ora.”

Letture critiche e dibattito sulla vita di Carroll

Per i temi e le modalità della narrazione, “Le avventure di Alice nel Paese delle meraviglie” e “Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò” si prestano a letture critiche in chiave psicanalitica. Nel 1966, lo psicoanalista e psichiatra francese Jacques Lacan dedicò un omaggio a Lewis Carroll alla radio francese. Ventisette anni dopo, anche il filosofo francese Gilles Deleuze, sebbene con un approccio differente, dedica un approfondimento allo scrittore, facendo riferimento anche al terzo romanzo di Carroll, il meno conosciuto “Sylvie e Bruno“.

In conclusione, un cenno sul dibattito intorno alla vita di Carroll che si è sviluppato nel corso degli anni a partire dall’ipotesi di un interesse di tipo sessuale nei confronti di Alice Liddell e/o delle sue sorelle. Nonostante alcuni autori e biografi di Carroll abbiano speculato sulla natura della relazione tra lo scrittore e le bambine, non si sono mai trovate prove sulla presunta pedofilia di Dodgson.

Una biografia di Karoline Leach pubblicata alla fine degli anni Novanta ha tentato di ricostruire la vita dello scrittore sulla base dei riscontri oggettivi. Per abbattere quello che definisce “il mito di Dodgson”, Leach ha anche fondato un’associazione chiamata Contrariwise, che raccoglie nuovi studi su Carroll.

Per approfondire:

K. Leach, Lewis Carroll. La vera storia del papà di Alice, Castelvecchi (2015)

A. Di Ciaccia, Il Lewis Carroll di Lacan, “La Psicoanalisi” 37 (2005), 7-10

Lacan e Deleuze lettori di Alice. La conquista della superficie, tra sintomo e splendore dell‘evento. Testi di Jacques Lacan e Gilles Deleuze. Presentazione e traduzione di Andrea Tisano su Enagramma.it, dicembre 2018

Contrariwise. The association for new Lewis Carroll studies

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